Perché parlano tutti di economia circolare

Non si tratta di una moda passeggera: sono sempre più le multinazionali che hanno di applicare questo modello  ai propri business

È una delle parole del momento. Digitando su Google “economia circolare” vengono fuori circa 15.700.000 risultati. In estrema sintesi si tratta di una teoria che descrive un sistema economico in grado di potersi rigenerare da solo minimizzando al massimo gli sprechi e capace di riutilizzare quello che, erroneamente, pensiamo non serva più.

“Significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione”, ha spiegato all’Agi Ellen McArthur, la velista britannica che con la sua fondazione è impegnata da tempo nella sensibilizzazione e nella diffusione di programmi legati a questo nuovo modello di crescita e sviluppo.

"Credo che uno degli aspetti interessanti del lavoro della Commissione Europea sull’economia circolare sia la direttiva sull’eco-design, che riguarda prevalentemente il consumo energetico dei prodotti. L’idea è concepire il prodotto per riciclarlo, fabbricarlo di nuovo in futuro. Quindi si comincia a considerare l’intero sistema piuttosto che soltanto l’elemento energetico"

Secondo la Ellen McArthur Foundation l'approccio a questo modello possiede queste cinque caratteristiche principali:

Eco progettazione: Progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita, quindi con caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio o la ristrutturazione.

Recupero dei materiali: Favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità.

Modularità e versatilità: Dare priorità alla modularità, versatilità e adattabilità del prodotto affinché il suo uso si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne

Approccio ecosistemico: Pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti.

Energie rinnovabili: Affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fonti fossili.

Mohammad Ponir Hossain / NurPhoto - AFP

Perché conviene alle imprese

Insomma nulla si spreca, perché le risorse non sono infinite, e tutto va recuperato attraverso processi innovativi sostenuti da nuove tecnologie. L’economia circolare è un approccio che si sta affermando come moderno modello di business e, tra i partner della Ellen McArthur Foundation, non sorprende vedere grandi multinazionali come Danone, Google, H&M, Nike, Renault, Philips e l’italiana Intesa Sanpaolo che insieme ad Enel ha redatto un Manifesto per l’economia circolare finalizzato a rafforzare la collaborazione tra imprese di settori diversi.

Quello che è scarto di un processo produttivo, può quindi diventare risorsa in un altro sistema. Per contare su una efficace rete di imprese in grado di collaborare, servono, però, competenze e professionalità adeguate. Proprio per supportare questo nuovo assetto produttivo a rete, Confindustria ha lanciato un progetto che puntano a far conoscere alle imprese le opportunità legate al modello economico circolare attraverso workshop e webinar.

"Nell’economia circolare fin dall’inizio si pensa a disassemblare, si concepisce qualcosa affinché possa essere ricostruita, affinché possa tornare in un flusso diventando ad esempio il pezzo di un’automobile, o l’automobile stessa."

Il caso Italia

Anche il nostro Paese si sta lanciando nell’era dell’economia circolare,ì con uno sforzo sostenuto anche a livello istituzionale. Il ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, ad esempio, ha prodotto un documento per “definire e individuare le migliori soluzioni per il sistema Italia in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse”.

Energia dalla spazzatura e dall’olio delle patatine fritte

L’economia circolare è stata protagonista anche dell’ultima edizione della Maker Faire Rome 2018, il più grande evento europeo sull’innovazione che si è tenuto a Roma dal 12 al 14 ottobre. In un intero padiglione dedicato al tema sono stati esposti i percorsi “circolari” sviluppati dalle aziende più innovative e dalle startup. Dalla trasformazione della canapa in bioplastica per stampare in 3D oggetti di uso comune, alla produzione di tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, alla realizzazione di prodotti farmaceutici dagli insetti all’offerta di soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o di una bioraffineria in scatola per usi domestici.

Tra i progetti presentati anche quelli di Eni che puntano su sistemi per utilizzare i rifiuti urbani per ottenere biocarburante di seconda generazione e sulla produzione di biodiesel da oli di frittura esausti (per intenderci quelli utilizzati per le patatine fritte).

Proprio la trasformazione della parte umida dei rifiuti in gas pulito può essere una delle applicazioni principali dell’economia circolare. Si può utilizzare biogas che, una volta depauperato dalle impurità, viene trasformato in metano e inviato nella rete o usato per l’autotrazione di mezzi agricoli e camion.

Recentemente a Rende, in provincia di Cosenza, è stato lanciato un nuovo impianto con un biodigestore in grado di trasformare il biogas prodotto dalla digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti in biometano che verrà immesso nella rete Snam. A Venezia è stato lanciato un progetto per utilizzare i rifiuti raccolti attraverso la differenziata in risorse energetiche come biometano e bio olio. Cosa c’è di più “circolare” di creare energia dalla spazzatura?